Referendum: istruzioni per votare a Parma per gli studenti e i lavoratori fuori sede


La circolare del Ministero dell’interno n. 31/2011 recita:

“- per la consultazione referendaria i rappresentanti dei partiti o gruppi politici presenti in Parlamento o dei comitati promotori dei referendum votano nella sezione presso la quale esercitano le loro funzioni purchè siano elettori di un qualunque comune della Repubblica;”

Pertanto tutti gli studenti e i lavoratori fuori sede possono votare nel Comune dove domiciliano.

Per quanto riguarda Parma e Provincia è necessario, dunque, inviare urgentemente una email, contenenti i propri dati personali, all’indirizzo: tesoreria@acquapubblica.parma.it; verrete dunque ricontattati per fornirvi tutte le ulteriori indicazioni.

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Fonte: http://popoloviolaparma.wordpress.com/2011/05/10/referendum-istruzioni-per-votare-a-parma-per-gli-studenti-e-i-lavoratori-fuori-sede

9 Maggio – Giornata della Memoria


Al Presidente del Tribunale
Dr.Alberto Piscopo
Parma

Come già anticipato in via breve, questo Comitato che unisce movimenti, associazioni, partiti per la difesa della Costituzione e la salvaguardia dei valori costituzionali, intende ricordare anche a Parma il 9 maggio, giornata della memoria delle vittime del terrorismo, che quest’anno è dedicata in particolare, secondo le indicazioni del Capo dello Stato ai servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la loro realtà alle istituzioni repubblicane.

 Come primo momento significativo della Giornata il Comitato vorrebbe poter deporre una corona nel o davanti al Tribunale, in ricordo dei 10 magistrati che, per difendere la legalità democratica sono caduti per mano delle Brigate Rosse e di altre formazioni terroristiche.

Le chiediamo pertanto la disponibilità ad accogliere una delegazione del Comitato nel primo pomeriggio del 9 maggio.

Nel ringraziarLa anticipatamente, Le porgiamo i più sentiti ossequi.

                                      La Presidente del Comitato
Prof.ssa Gabriella Manelli

Parma, 5 maggio 2011

Il 9 maggio il Giorno della Memoria al Quirinale dedicato ai servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la lealtà alle Istituzioni

“Il prossimo 9 maggio si celebrerà al Quirinale il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. Quest’anno, il nostro omaggio sarà reso in particolare ai servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la loro lealtà alle istituzioni repubblicane. Tra loro, si collocano in primo luogo i dieci magistrati che, per difendere la legalità democratica, sono caduti per mano delle Brigate Rosse e di altre formazioni terroristiche”.

E’ quanto si legge nella lettera che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Michele Vietti, al quale chiede di invitare – a suo nome – “alla cerimonia i famigliari dei magistrati uccisi e, assieme, i presidenti e i procuratori generali delle Corti di Appello di Genova, Milano, Salerno e Roma, vertici distrettuali degli uffici presso i quali prestavano la loro opera Emilio Alessandrini, Mario Amato, Fedele Calvosa, Francesco Coco, Guido Galli, Nicola Giacumbi, Girolamo Minervini, Vittorio Occorsio, Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione”.

“La scelta che oggi annunciamo per il prossimo Giorno della Memoria – prosegue il Capo dello Stato – costituisce anche una risposta all’ignobile provocazione del manifesto affisso nei giorni scorsi a Milano con la sigla di una cosiddetta ‘Associazione dalla parte della democrazia’, per dichiarata iniziativa di un candidato alle imminenti elezioni comunali nel capoluogo lombardo. Quel manifesto rappresenta, infatti, innanzitutto una intollerabile offesa alla memoria di tutte le vittime delle BR, magistrati e non. Essa indica, inoltre, come nelle contrapposizioni politiche ed elettorali, e in particolare nelle polemiche sull’amministrazione della giustizia, si stia toccando il limite oltre il quale possono insorgere le più pericolose esasperazioni e degenerazioni. Di qui il mio costante richiamo al senso della misura e della responsabilità da parte di tutti”. Giorni da protagonisti

Tra loro, si collocano in primo luogo i dieci magistrati che, per difendere la legalita’ democratica, sono caduti per mano delle Brigate Rosse e di altre formazioni terroristiche. Le saro’ percio’ grato se – a mio nome – vorra’ invitare alla cerimonia i famigliari dei magistrati uccisi e, assieme, i presidenti e i procuratori generali delle Corti di Appello di Genova, Milano, Salerno e Roma, vertici distrettuali degli uffici presso i quali prestavano la loro opera Emilio Alessandrini, Mario Amato, Fedele Calvosa, Francesco Coco, Guido Galli, Nicola Giacumbi, Girolamo Minervini, Vittorio Occorsio, Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione”.

”La scelta che oggi annunciamo per il prossimo Giorno della Memoria costituisce anche una risposta all’ignobile provocazione del manifesto affisso nei giorni scorsi a Milano con la sigla di una cosiddetta ”Associazione dalla parte della democrazia”, per dichiarata iniziativa di un candidato alle imminenti elezioni comunali nel capoluogo lombardo. Quel manifesto rappresenta, infatti, innanzitutto una intollerabile offesa alla memoria di tutte le vittime delle BR, magistrati e non.


2 Giugno: la Scuola per la Festa della Costituzione


Comitato “Salviamo la Costituzione” Parma

2 Giugno: la Scuola per la Festa della Costituzione

Ai Dirigenti scolastici
Ai docenti di Storia degli Istituti Superiori
della Provincia di Parma

Quest’anno la ricorrenza della Festa della Repubblica, e quindi della sua Costituzione, cade in un contesto di attacchi alla Carta fondamentale e ai suoi principi fondanti, attacchi che vanno dalla proposta di revisione dell’art. 1 a quella di abrogazione della XII norma transitoria sul divieto di ricostituzione del partito fascista. A questi attacchi fanno da contorno e da supporto le esternazioni delle più alte autorità di governo, fino a quella principale, secondo la quale non sarebbe più necessaria la divisione dei poteri.

Quotidiane sono le aggressioni alla magistratura e alla scuola pubblica, rea di proporre una visione del mondo non in sintonia con quella presunta di una parte delle famiglie. Esempio ultimo di questa aggressione è la proposta – frutto insieme di arroganza e di incultura – di istituire una commissione per il controllo della “oggettività” dei testi di Storia, passo preliminare, se non all’adozione del libro di testo unico, all’affermazione di una verità ufficiale espressa dalla maggioranza parlamentare e destinata a mutare non a seguito dell’evoluzione della ricerca, ma del mutare delle maggioranze.

Noi riteniamo che la scuola pubblica non possa rimanere passiva di fronte al tentativo di condizionarne il suo ruolo insostituibile di formatrice di libere coscienze democratiche, di maestra delle regole che sovrintendono al vivere civile, di palestra di confronto di idee e di metodi di ricerca.

Per questo chiediamo, negli anni scolastici a partire dal prossimo, il vostro impegno per l’attuazione delle norme che prevedono l’utilizzo di due ore mensili dedicate all’Educazione Civica, e quindi alla conoscenza della Costituzione Repubblicana, dei valori che ne stanno alla base, della storia da cui essa è nata.
Nella ricorrenza di quest’anno, che coincide significativamente con il 150° dell’Unità, ci parrebbe importante che in modo simultaneo da tutta la scuola di Parma partisse un messaggio concreto a difesa della Costituzione, non nelle parole ma nella pratica dell’insegnamento. Pur consapevoli delle difficoltà legate alla conclusione dell’anno scolastico, vi proponiamo perciò di dedicare un’ora – nella settimana precedente il 2 giugno – alla lettura ed alla discussione degli articoli 33 e 34 della Costituzione, alla funzione della scuola ed alla libertà di insegnamento.

Certi che la nostra proposta sarà presa in considerazione, vi ringraziamo per l’attenzione e vi salutiamo.

Gabriella Manelli
Giorgio Baruffini
Edoardo Fregoso
Carlo Quintelli

Parma, 29 aprile 2011

“Berlusconi ci avvelena, cacciamolo col referendum”


-di Adriano Celentano (Lettera aperta inviata al direttore del Fatto Quotidiano)-

Questo voto è l’unico mezzo per sopravvivere, fidatevi!

Caro direttore, ma soprattutto cari STUDENTI, comunisti, fascisti, leghisti e operai costretti a lavorare nell’insicurezza. Come avrete letto su tutte le prime pagine dei giornali, il governo non demorde. Continua, sfidando l’intelligenza anche di chi lo ha votato, nella sua DEMONIACA voglia di avvelenare gli italiani. Gli unici che, fino a prova contraria, hanno saputo distinguersi da tutti gli altri popoli IMBECILLI per aver avuto, già 24 anni fa, la saggia intuizione di dire NO alla bevanda radioattiva che, in nome di quel “benessere” tanto sbandierato da Berlusconi, ti uccide in cambio di un voto contro la VITA.

Ma oggi purtroppo il pericolo radioattivo, e quindi di morte lenta e dolorosa, è di gran lunga maggiore di quanto è avvenuto in quegli anni. Che peso può avere oggi la saggezza degli italiani se poi chi ci governa fa dei discorsi cretini come quello che abbiamo ascoltato a Porta a Porta dal ministro Paolo Romani? “Innanzitutto essere nuclearisti – ha detto – non può essere definita una bestemmia. Lo sono tutti i più grandi paesi del mondo, l’America, la Russia, la Cina, il Giappone e tutti i paesi europei. L’unica grande potenza industriale che non ha il nucleare è solo l’Italia”. Come dire che, se la maggioranza dei paesi industriali vogliono suicidarsi, la logica vuole che chi non si suicida è un mascalzone. Purtroppo invece, caro ministro, essere nuclearisti non solo è una bestemmia, ma significa essere DEMENTI fin dalla nascita. La verità è che il vostro è un trucco per indebolire il referendum: senza il quesito del nucleare (e ora state tentando di far saltare anche quello sull’ACQUA), sperate che il LEGITTIMO IMPEDIMENTO non raggiunga il quorum. Stavolta credo che sarà proprio il governo a finire con “il quorum a pezzi”.

Non so come si pronuncerà la Cassazione. È a lei che spetta l’ultima parola per decidere se il quesito referendario è venuto meno o no. In ogni caso non si potrà fare a meno di andare a votare. Se non altro per non deludere quel MILIONE di persone che vede in Antonio Di Pietro l’unico vero combattente per la salute delle prossime generazioni. Perché di questo si tratta, cari amici fascisti, STUDENTI, leghisti, comunisti e operai insicuri. Che Di Pietro stia cercando di salvarci dall’immane catastrofe lo si capirà prima di quanto si creda. La “Pubblica Ottusità” dei vari Romani, Sacconi, Quagliarielli, Gasparri e Prestigiacomo ha quasi raggiunto il punto di non ritorno. E la NATURA, la cui pazienza è ormai a pezzi, non tarderà molto a darci i suoi nuovi segnali.

E a tal proposito voglio dire due parole non a Berlusconi, ormai in preda a uno stato confusionale, ma a ciò che è rimasto della sua COSCIENZA che, per meglio identificarla a chi legge la chiamerò con lo stesso nome del presidente del Consiglio, ma al femminile, poiché mi piace immaginare che la voce della coscienza abbia piuttosto i modi dolci e gentili di una bella figura femminile che non quelli rudi e maschili.

Cara Silvia, il fatto che tu sia inascoltata non significa che tu debba calare le braghe, scusa volevo dire la gonna, non so come sei vestita, non ha importanza; ma al governo c’è qualcuno di cui forse tu hai smarrito la fisionomia e che sta sbagliando tutto. Se tu lo molli si perde definitivamente e chi ci va di mezzo poi è la povera gente che lo ha votato. È il momento invece di alzare la voce e fargli capire come stanno le cose. Devi dirgli che gli italiani non sono così cretini… anche le formiche lo hanno capito che questa mossa di soprassedere sul nucleare non solo è una truffa ai danni di chi vuole VIVERE, ma serve soprattutto a tener fede a quel CONTRATTO di MORTE che Berlusconi ha firmato con Sarkozy per la costruzione di quattro nuove centrali NUCLEARI. Devi dirgli che non si può far gestire l’ACQUA ai privati. L’ACQUA è un bene comune, di tutti. Come si può pensare che, se io ho sete, devo pagare per bere? E poi devi dirgli che all’estero tutte le sue strategie risultano assai sospette, ridicole e soprattutto non chiare.

Cara Silvia, a tutti capita di dire qualche bugia, ma a fin di bene. Forse anche a te sarà capitato, o no?… Scusa dimenticavo, tu non puoi dire bugie… neanche a fin di bene… Il compito che ti è stato affidato, fin dai più remoti albori del mondo, è quello di dirci sempre la verità anche se noi continueremo a rifiutarla. Scusa, me l’ero scordato, per un attimo anch’io mi sono fatto prendere dalle puerili voglie di grandezza del mondo esterno…. Ora capisco perché fin dalla nascita il presidente del Consiglio ti ha ripudiata. Le bugie che lui dice infatti sono SPAVENTOSE e senza un minimo di pudore.

Vuol farci credere che lui davvero pensava che Ruby fosse la nipote di Mubarak. Vuol cambiare la Costituzione a furia di barzellette che non fanno ridere, ce l’ha coi magistrati che vogliono processarlo.
Le accuse su di lui non si contano ormai: magari è davvero innocente, però non lo sapremo mai. Lui continua a non presentarsi ai processi e non si accorge che i suoi elettori cominciano a farsi delle domande, a chiedersi se è giusto essere governati da un BUGIARDO. Certo, è difficile pensare che non lo sia, anche se il dubbio traspare lontanamente e subito svanisce di fronte all’ARROGANZA di tacere ciò che tutti si aspettavano da lui. Ossia, l’unica BUGIA che il Cavaliere avrebbe dovuto dire e che volutamente non ha detto per non condannare il malsano gesto di Lassini e i suoi TRISTI manifesti. Anzi ha fatto esattamente il contrario. Ha telefonato all’ATTACCHINO e gli ha espresso il suo pieno sostegno, naturalmente seguito a ruota dalla coppia Daniela Santanchè e Giorgio Straguadagno i quali, anche loro, gli hanno assicurato il voto nonostante il giusto aut aut del sindaco Moratti. Un gesto, quello della coppia “Daniela-Straguadagno”, da cui è chiaro il riferimento a possibili frizioni tra la Moratti e l’incantatore di serpenti. Lui è inafferrabile per i giudici che, a malapena, il massimo che hanno ottenuto è stato quello di portarlo fuori dal tribunale e non “DENTRO”, dove purtroppo non è possibile stabilire se i suoi comportamenti sono giusti o sbagliati.

Però, anche senza un tribunale, noi lo possiamo intuire dalle sue azioni. Come parla, come ride, come racconta le barzellette e soprattutto capire il motivo per cui le racconta. Capire cosa c’è dietro quella barzelletta raccontata con aria apparentemente ingenua e, cosa importante, dove è diretto l’amo che aggancerà la sua prossima vittima.

E la sua prossima vittima purtroppo sono ancora gli italiani. Da qualche parte ho letto che due signor “NESSUNO” TELECOMANDATI, come giustamente dice il cristallino Di Pietro, hanno presentato due emendamenti al regolamento della Rai in campagna elettorale, affinché tutto sia compiuto sul colossale SCIPPO perpetrato ai danni del referendum sul nucleare, nel caso la Cassazione vada contro la richiesta del governo, e si pronunci invece a favore della sua validità. Il primo emendamento consiste nel togliere alle tribune elettorali il 30% di spazio e darlo al “comitato per il non voto”, in modo da ridurre gli spazi promozionali per il Sì contro le CENTRALI ATOMICHE a un terzo. Il secondo vuole completare l’opera di devastazione facendo cominciare la campagna referendaria solo dopo le amministrative, anche qui per ridurre i tempi di dibattito che rimarrebbero di soli 12 giorni.

Come vedete non si tratta più di DESTRA o SINISTRA per capire che un uomo come Berlusconi non solo non può governare l’Italia, ma nessun paese. Al massimo lui e i suoi falsi trombettieri, come li chiama Travaglio, possono andar bene per una piccola TRIBU’, dove tutti quanti, raccolti intorno al capo, si nutrono a vicenda della loro stessa FALSITA’.

Cari amici fascisti, STUDENTI, leghisti, comunisti e operai insicuri. Mi sembra chiaro che a questo punto non ci resta che l’unico mezzo di sopravvivenza. Il voto. Non possiamo assolutamente mancare. Il 12 Giugno dobbiamo andare tutti a votare anche se, come è prevedibile, il governo tenterà l’impossibile per togliere dalle schede referendarie pure il LEGITTIMO IMPEDIMENTO. E, se lo dovesse togliere dobbiamo essere ancora più numerosi davanti ai seggi. E, se per caso le sedi elettorali fossero chiuse, il vostro voto lasciatelo pure per terra scritto su un piccolo foglietto già preparato a casa, in modo che l’indomani tutti i marciapiedi d’Italia siano invasi da quaranta milioni di bigliettini.

Contro il NUCLEARE
Contro la PRIVATIZZAZIONE dell’ACQUA
Contro il LEGITTIMO IMPEDIMENTO

Prodi: all’Italia serve un nuovo 25 aprile


di Romano Prodi

ROMA – Domani è il 25 aprile. Una data fondamentale per la nostra storia, anche se la distanza ne ha affievolito il ricordo fino a renderlo quasi assente nelle più giovani generazioni. Non ci dobbiamo sorprendere di questo fatto perché il tempo tutto appiattisce e tutto cancella. Vale tuttavia la pena di ricordare che cosa significava questo giorno in passato e che cosa deve significare oggi.

Il 25 aprile del 1945 è una data fondamentale nella storia italiana non solo perché ricorda la fine di una lunga tragica guerra e la liberazione della nostra Italia dal giogo del nazismo e del fascismo ma soprattutto perché apre finalmente una nuova prospettiva di vita economica e politica del Paese.

Non ci si libera solo dal nazi-fascismo ma si liberano le forze positive che, pur con grande fatica e con un procedere non sempre lineare, hanno alimentato il nostro sviluppo civile, sociale ed economico. Uno sviluppo che parte dalla fissazione dei valori e delle regole della Costituzione, frutto di un lungo, civile ed approfondito confronto fra le principali forze politiche democraticamente elette. Un momento unico della nostra storia perché mai dopo di allora il Parlamento è stato impegnato così a lungo e in modo così costruttivo in un dibattito dedicato a tracciare le grandi direzioni dello sviluppo futuro dell’Italia. Un dibattito che, pur con tanta fatica e tante difficoltà, è riuscito a fare convergere verso un’idea unitaria le principali forze politiche italiane. Per questo motivo, anche se alcuni aspetti tecnici della nostra Carta hanno dovuto essere adattati ai tempi, i principi fondamentali della Costituzione sono ancora il punto di riferimento della nostra identità politica e resistono anche di fronte ai ripetuti tentativi di sovvertirne la lettera e lo spirito.

Il 25 aprile è anche la data che pone le basi per una nuova politica estera dell’Italia, spinta a guardare verso le altre democrazie e a preparare il terreno per la costruzione europea che, pur con tutti i suoi limiti e le sue incompiutezze, ha garantito pace, sviluppo e progresso civile ad un continente per secoli massacrato da guerre e divisioni. Da quel momento, e solo da quel momento, è stata possibile una politica capace di preparare una consapevole risposta italiana ai cambiamenti del mondo. Una risposta che oggi sembra invece lontana, quasi impossibile.

Pur avendo conosciuto un crescente benessere l’Italia è infatti attraversata dalla divisione e dalla paura. Paura della nuova concorrenza, paura degli immigrati ma, soprattutto, paura di noi stessi e delle nostre insanabili divisioni. Per costruire un nuovo 25 Aprile bisogna perciò superare queste paure e liberare quelle forze che oggi non sono in grado di esprimersi e che, non potendo contribuire allo sviluppo del Paese, ne alimentano la paura.

È venuto il tempo di ricostruire la speranza per chi teme di non avere più un futuro, soprattutto per i ragazzi che pensano ormai di avere perduto la gara della loro vita e per le donne, che vedono il loro ruolo molto più debole di quello giocato dalle donne degli altri Paesi. Costruire il nuovo significa quindi, prima di tutto, combattere la paura. Non per nulla di tutti i discorsi che Giovanni Paolo II ha fatto nei lunghi anni del suo Pontificato la frase che più di tutte viene ricordata è proprio il «non abbiate paura». Un ammonimento che vale per tutti, ma soprattutto per noi italiani.

Solo fondandoci su una nuova speranza abbiamo la possibilità di guardare ai cambiamenti del mondo senza sentirci sopraffatti dalle grandi potenze o dai nuovi Paesi che cercano quello spazio che la storia aveva loro da lungo tempo negato. E dovremo anche capire che, se il mondo è tanto cambiato, vi è ancora più bisogno di una Europa forte e coesa. Un’Europa che noi dobbiamo costruire con fiducia giorno per giorno e non limitarci a lamentarne la mancanza quando non la sentiamo solidale di fronte ai nostri problemi.

Per avere un nuovo 25 Aprile noi dobbiamo inoltre riacquistare il senso di un destino comune. Il che significa rispettare lo spirito dell’Assemblea Costituente e ritrovare il valore delle regole, come esse sono scritte nella nostra Costituzione. Regole che non possono divenire uno strumento di sopraffazione e che non possono essere mutate a seconda della nostra convenienza.

Non avere paura significa infine avere fiducia nella nostra capacità di trovare in questo momento di gravissima crisi la solidarietà necessaria per convincere tutti gli italiani che la ricostruzione civile ed economica dell’Italia sarà portata avanti dai sacrifici di tutti ma dagli sforzi proporzionati alle spalle di chi li deve compiere. Proprio come apparve possibile il 25 Aprile del 1945, in un’Italia pur ancora dilaniata dagli odii e dalle divisioni.